Milano è bellissima
In questo paese la classe politica si divide in: politici, politicanti, prestanome e personaggi pittoreschi. Stefano Maullu, Assessore quota Pdl con delega alla sarditutine, lo fiondo bellamente nell'ultima categoria, senza pensarci due volte.
Stefano Maullu invia regolarmente posta a casa dei miei genitori da circa dieci anni. Né i miei genitori, né tantomeno io, conosciamo Stefano Maullu, ma c'è un particolare interessante: il cognome di mio padre, ironia della sorte, finisce con la stessa vocale del cognome di Maullu. Una «u» nel cognome non dovrebbe far sì che le poste italiane inondino di lettere color Pervinca la casella dell'uomo e della donna di cui sono il sangue del sangue. E invece è così. Non so come Stefano Maullu abbia scoperto che mio padre fa «u» di cognome. Me lo vedo, appena giunto in continente dopo le vacanze a Sant'Antioco che vaga per corso Lodi, cercando sui citofoni una «u» in fondo al cognome che lo faccia sentire vicino ai pascoli del Campidano, al pecorino, al porceddu e agli spaghetti alla bottarga. E trova il cazzo di citofono di mio padre. E attacca con questo stalking postale senza fine: ad ogni tornata elettorale di qualsiasi genere, foss'anche il consiglio condominiale, Maullu ha un candidato da consigliarti, quasi sempre lui stesso medesimo. E ti scrive vantando la sua sarditudine, 'ché noi sardi siamo tutti fratelli (ma manco per il cazzo), che noi sardi dobbiamo aiutarci per propagare e difendere la cultura sarda a Milano... Salvo poi che uno scopre che il Maullu, di sardo, ha solo il cognome e forse qualche parente, visto che è nato a Milano e non a Fonni, il brighellone.
Dice: «Ma perché tuo padre non manda una bella letterina a Maullu dicendogli che ha sempre simpatizzato per un moderato stalinismo e consigliando all'assessore un posto migliore dove infilare le sue letterine Pervinca?». Risposta: perché mio padre, fondamentalmente, è uno svogliato e preferisce gettare nel bidone del riciclo i consigli di voto del sardissimo assessore piuttosto che prendere carta e penna e mettersi a scrivere moccoli.
Questa, come dire, è un po' la cornice dell'affaire Maullu, che oggi si colora di nuovi deliranti elementi, rigorosamente color Pervinca. Vicino a casa dei miei genitori, a Milano, c'è un vecchio scalo ferroviario - «la stazione dimenticata» la chiamava il tremendo gazzettino di quartiere - che si è trasformata in un tetto per disperati di vario genere e tipo: dal residuo solido posso inferire che si tratti perlopiù di senzatetto, con il condimento di qualche tossico. Sono probabilmente pochi, praticamente inoffensivi, visto che in zona non mi risulta sia mai capitato nulla. La mia zona, zona nella quale ho vissuto tredic'anni della mia vita, è un posto tranquillo, non ci stanno le bande di pugliesi con la lama in tasca. E poi Luciano Lutrig è ormai un vecchietto affabile, la mala milanese è sotto terra da trent'anni e i truzzi del Giambellino ci metterebbero mezzo pomeriggio ad arrivare, quindi gli conviene stare a casa loro.
A Maullu, uomo al quale non sfugge nulla, non è comunque sfuggito il tremendo particolare del caso di degrado in questione: all'interno dello scalo abbandonato ci sono nientepopòdimeno che i negri. Eh già! I negri. E forse quei negri lì sono pure irregolari, perdinci. E allora il Maullu umanista - difensore di una cultura di analfabeti che tiravano su muretti a pianta rotonda e si sono fatti conquistare e sopraffare da praticamente chiunque nel mediterraneo, ultimi i Milanesi - dicevo, Il Maullu umanista si confronta col Maullu securitario.
Solo, chiuso nelle stanze del Pirellone, questo bizzarro non-sardo, che riconosco come vagamente sardo solo perché assomiglia a un mio zio, cerca di uscire dal cul-de-sac logistico «come fare a sgombrare i negri dallo scalo abbandonato? Come fare a eliminare questa insopportabile situazione di degrado negrurbano?», Già come fare a sanare questa tremenda situazione, che la grandissima parte delle sciure che abitano a duecento metri di distanza non vedono neanche di striscio perché i devianti a Milano sono furbi e praticamente invisibili agli autoctoni?
Dicevamo, pensa che ti ripensa, Maullu se ne viene fuori come solo un difensore della sarditudine che manda per dieci anni lettere color Pervinca alle persone che hanno il cognome che finisce per «u» può fare. Erge un muro. Addirittura. Come il vallo Adriano, come il muro di Berlino? No, Maullu deve ergere un muro che serva a fargli avere un servizietto al Tg Regionale, un pezzo sul Corriere Milano e, ultimo ma non ultimo, un posticino in regione per un altro po' d'anni, all'interno del sicuro nel carrarmato formigoniano... Quindi, da buon sardo, tira su un muretto, come gli antenati dell'insediamento di Barumini. E fa pure l'eclettico, combinando la lezione degli avi con le novità dell'ingegneria moderna: non più muretti a pianta tonda, ma bensì muri dritti! Lo avete mai visto un nuraghe dritto, voi? Ecco, prendete la gialla, fermate a Lodi Tibb, fate cinquanta metri per viale Isonzo e, sulla sinistra, vicino al capolinea della 90 lo troverete, il magnifico muro di Maullu.
Ora, Maullu fa il muro, e lo fa davanti a una sola delle quattro entrate (se non di più) che permettono a immigrati e devianti vari di entrare in questo luogo di perdizione e degrado. Perché Maullu ci assicura che «basta poco per porre fine a una situazione di degrado», che bastano «una ventina di mattoni», e poco dopo ci dice che la costruzione del muro «non è simbolica», ma serve a «spiegare» che le cose si possono fare (ergo è simbolica). Il tutto detto prima che qualche cretino pensi veramente che quello di Maullu è un tentativo ragionato di scacciare i negri dal quel sacro luogo, e non una sparata da mittente di lettere color Pervinca.
Guardo su Youtube Stefano Maullu che tira su questo muretto alto trenta centimetri, lo guardo davanti allo sparuto capannello di giornalisti che una fredda mattina di gennaio hanno fatto un'alzataccia per venire in questa zona plumbea della città dove non succede mai nulla, lo vedo che spiega le motivazioni del suo insano gesto - povero, fa quasi pena - lo vedo che gesticola e bercia di situazioni allarmanti, di donne, vecchi o bambini (sic!) presi e rubati di notte dai mostri mezzi uomini e mezzi zombie che abitano lo scalo di porta Romana e penso a quanto - solo ogni tanto eh? - Milano sia squallidamente bella.



12 commenti:
E si ogni tanto Milano è bella. Ma è assessore a cosa? Un'altra domanda. Che colore è il Pervinca? Vabbè che sono daltonico ma magari vedendolo mi faccio un idea.
Stefano Maullu è espressione della cultura pecorina dei sardi. Lui, questo pittoresco personaggio, essendo sardo non meriterebbe neanche la menzione nel tuo rotocalco online.
Però bisogna dire che il blog di FN Roma è aggiornatissimo. Bravi camerati, continuate così. Sollazzateci.
magari Maullu aveva previamente letto il "saggio sui muri" da te argutamente analizzato qualche decina di post fa ... ed ecco lo spunto!
sardi merda, tu mona, maullu eroe.
Fuori i negri da milano.
Maullu Aloe.
Maullu Alloro
Ancio Mencia
Mi sono andato a cercare che cos'e' il color Pervinca, per il mio tipo di daltonismo e' il colore del demonio avendo gia' normalmente con le sfumature di blu e viola...
Mancio Merda
Che è un po' come dire Merda Merda
Ma tu, squallidamente bello...
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