L’Onda, ovvero: cosa ci aspettavamo da una generazione socializzata con Bim Bum Bam?
Antefatto: sono profondamente convinto che, spesso, ci siano momenti nella Storia durante i quali una generazione si guarda allo specchio. Il mutamento dello Spirito mette di fronte quella coorte al suo altro-da-sé, o, se si vuole, il suo essere-in-sé nel mezzo del processo dialettico. Prima e seconda guerra mondiale, guerra franco prussiana. Se in quel momento aguzzi bene la vista, riesci a scorgere, in nuce, il carattere di quegli individui, puoi osservare il compimento della contraddizione prima che questa si esaurisca. Puoi prevedere la sintesi.
Antefatto/2: Cosa spinge un piccolo borghese – il piccolo borghese classico, quello mamma casalinga padre commerciante/artigiano/piccolo imprenditore – a fare il rivoluzionario? Il dilemma emerse per la prima volta, qui da noi, nel sessantotto, ed ebbe la sua triste risposta negli extraparlamentari che sono trasfigurati in alti papaveri del giornalismo, della politica, del mondo accademico, nei vecchi compagni diventati professionisti e avvocati, nelle compagne che hanno sfruttato la laurea in scienze politiche per tenere in piedi il sistema in modo molto più efficiente di quanto si tenesse in passato. La sintesi del sessantotto ebbe la sua triste risposta in Paolo Pietrangeli.
Il sessantotto ci ha dato la possibilità di rifiutare un 24 che non ci piace, di (non) eleggere ciarlatani arrivisti nei consigli di facoltà e, ultimo ma non ultimo, ci ha donato la generazione dei padri, piccolo borghesi che volevano fare la loro rivoluzione, diventando borghesi a tutti gli effetti. Leggete un elenco, anche parziale, di aderenti a Lotta Continua che, insieme, hanno tanto potere quanto gli iscritti alla P2. Perdinci, la rivoluzione.
Bon, si diceva che il dilemma “come un borghese diventa rivoluzionario” nasce, da noi, nel sessantotto. Poi, piccola parentesi del ’77, con quel clima tanto brutto che ai ragazzi di diec’anni prima piaceva così poco. Le chiavi inglesi, Moro sparato nella Renault, quella massa di autonomi sottoproletari incazzosi che l’università la vedevano col binocolo, no, meglio stare con lo Stato, quando il gioco si fa duro.
Poi è arrivata l’Onda. In realtà poi è arrivata la Pantera, ma glissiamo la Pantera. E’ iniziato e finito il terzo capitolo del dilemma, e manco ce ne siamo accorti.
L’Onda è l’Onda. Che vi affonderà. L’Onda è tante cose. L’Onda e Anna Adiamolo, san Precario e Beata Ignoranza. L’Onda e le performance, per fare breccia nella cittadinanza. I figli hanno imparato una lezione fondamentale dai padri, hanno colto che non serve nemmeno far finta di fare la rivoluzione per essere fichi. Si posson fare i concertini, le performancine e le occupazionicine, garantendo (guai a noi se non lo facciamo!) il diritto degli studenti reazionari a seguire le lezioni dei professori reazionari.
Si può fare autoformazione e l’autoriforma. Si può fare un po’ di sano autoerotismo. E’ straordinario e sintomatico come l’unico rimasuglio di Onda ad oggi è quella cialtronata da disobbedienti decerebrati che è l’autoformazione – toh, bimbo, accattati tre crediti e demolisci il sistema.
L’Onda e la nouvelle vague teorica. Dall’autoriforma al “capitalismo cognitivo”, ultimo abominio partorito da dementi post-modernisti, guadacaso tutti presi ad inventare nuovi, idioti, concetti o a rimestare i vecchi per vendere libri ai gonzi.
L’Onda e l’autoriforma che è nelle lotte, espressione che non significa un sano cazzo. L’Onda e Francesco Raparelli, che vedremo ordinario fra quindici anni. L’Onda e i capetti, i cappucci, le cape di cazzo (“...movimento orizzontale...”).
L’Onda e le parole d’ordine ripetute come un mantra, parole che non significano più nulla, che non hanno mai significato nulla.
L’Onda e i precari. “Mi raccomando i precari”. L’Onda e-come-non-ricordare-i-migranti. Già. Come?
L'Onda, le @, gli *, i !!!
L’Onda colorata, dal basso, sperimentale, dal basso l’ho già detto? Colorata? L’onda partecipata. L’Onda costruisce il futuro. Ah sì?
L’Onda non è né di destra né di sinistra. L’Onda e “l’indipendenza dai partiti e dai movimenti”. “Comunque, grazie alla CGIL per i generatori”.
Eccola, la mia generazione. Più analfabeta, meno brillante, più stupida, meno colta, priva di sense of humor, rancorosa, triste.
La mia generazione si è guardata un po’ allo specchio.
Ora, via alla risacca.
Antefatto/2: Cosa spinge un piccolo borghese – il piccolo borghese classico, quello mamma casalinga padre commerciante/artigiano/piccolo imprenditore – a fare il rivoluzionario? Il dilemma emerse per la prima volta, qui da noi, nel sessantotto, ed ebbe la sua triste risposta negli extraparlamentari che sono trasfigurati in alti papaveri del giornalismo, della politica, del mondo accademico, nei vecchi compagni diventati professionisti e avvocati, nelle compagne che hanno sfruttato la laurea in scienze politiche per tenere in piedi il sistema in modo molto più efficiente di quanto si tenesse in passato. La sintesi del sessantotto ebbe la sua triste risposta in Paolo Pietrangeli.
Il sessantotto ci ha dato la possibilità di rifiutare un 24 che non ci piace, di (non) eleggere ciarlatani arrivisti nei consigli di facoltà e, ultimo ma non ultimo, ci ha donato la generazione dei padri, piccolo borghesi che volevano fare la loro rivoluzione, diventando borghesi a tutti gli effetti. Leggete un elenco, anche parziale, di aderenti a Lotta Continua che, insieme, hanno tanto potere quanto gli iscritti alla P2. Perdinci, la rivoluzione.
Bon, si diceva che il dilemma “come un borghese diventa rivoluzionario” nasce, da noi, nel sessantotto. Poi, piccola parentesi del ’77, con quel clima tanto brutto che ai ragazzi di diec’anni prima piaceva così poco. Le chiavi inglesi, Moro sparato nella Renault, quella massa di autonomi sottoproletari incazzosi che l’università la vedevano col binocolo, no, meglio stare con lo Stato, quando il gioco si fa duro.
Poi è arrivata l’Onda. In realtà poi è arrivata la Pantera, ma glissiamo la Pantera. E’ iniziato e finito il terzo capitolo del dilemma, e manco ce ne siamo accorti.
L’Onda è l’Onda. Che vi affonderà. L’Onda è tante cose. L’Onda e Anna Adiamolo, san Precario e Beata Ignoranza. L’Onda e le performance, per fare breccia nella cittadinanza. I figli hanno imparato una lezione fondamentale dai padri, hanno colto che non serve nemmeno far finta di fare la rivoluzione per essere fichi. Si posson fare i concertini, le performancine e le occupazionicine, garantendo (guai a noi se non lo facciamo!) il diritto degli studenti reazionari a seguire le lezioni dei professori reazionari.
Si può fare autoformazione e l’autoriforma. Si può fare un po’ di sano autoerotismo. E’ straordinario e sintomatico come l’unico rimasuglio di Onda ad oggi è quella cialtronata da disobbedienti decerebrati che è l’autoformazione – toh, bimbo, accattati tre crediti e demolisci il sistema.
L’Onda e la nouvelle vague teorica. Dall’autoriforma al “capitalismo cognitivo”, ultimo abominio partorito da dementi post-modernisti, guadacaso tutti presi ad inventare nuovi, idioti, concetti o a rimestare i vecchi per vendere libri ai gonzi.
L’Onda e l’autoriforma che è nelle lotte, espressione che non significa un sano cazzo. L’Onda e Francesco Raparelli, che vedremo ordinario fra quindici anni. L’Onda e i capetti, i cappucci, le cape di cazzo (“...movimento orizzontale...”).
L’Onda e le parole d’ordine ripetute come un mantra, parole che non significano più nulla, che non hanno mai significato nulla.
L’Onda e i precari. “Mi raccomando i precari”. L’Onda e-come-non-ricordare-i-migranti. Già. Come?
L'Onda, le @, gli *, i !!!
L’Onda colorata, dal basso, sperimentale, dal basso l’ho già detto? Colorata? L’onda partecipata. L’Onda costruisce il futuro. Ah sì?
L’Onda non è né di destra né di sinistra. L’Onda e “l’indipendenza dai partiti e dai movimenti”. “Comunque, grazie alla CGIL per i generatori”.
Eccola, la mia generazione. Più analfabeta, meno brillante, più stupida, meno colta, priva di sense of humor, rancorosa, triste.
La mia generazione si è guardata un po’ allo specchio.
Ora, via alla risacca.



11 commenti:
sob...
si dice nouvelle vague ignorante :-D
cmq boh, concordo, ma tra 10 anni saremo come i sessantottini dopo 10 anni dal 68, solo meno anni '80 e più anni 2020. dio ho paura di prevedere come sarà la moda dei trentenni nel 2020......
grazie.
Bravo compagno, se si può dire ancora compagno nella società contemporanea.
Una lettura reale delle cose, e soprattutto: critica nel senso vero della parola. Ho scelto di rimanere fuori da ogni protesta lo scorso inverno non per fare l'intellettuale, ma per praticità: mi dovevo laureare(a casa iniziavano a battere cassa...) e non condividevo i metodi. I metodi della protesta, quelli che incidono di più, sono una riproposizione riveduta e corretta delle proteste studentesche del passato. L'occupazione ad esempio: una strategia vecchia, alla quale ormai non bada nessun governo, consapevole che prima o poi tutto rientra.
Insomma: se vogliamo cambiare qualcosa, cambiamo anche linguaggi, destrutturiamo le organizzazioni e rinnoviamo i nostri linguaggi. Altrimenti diciamoci pure una verità: occupare è bello, ma siamo consapevoli che sia inutile. Ergo: alziamo il livello dello scontro o restiamo a casa a studiare.
Scusa se intervengo di nuovo. Solo per dire una cosa.
tu dici: L’Onda non è né di destra né di sinistra. L’Onda e “l’indipendenza dai partiti e dai movimenti”. “Comunque, grazie alla CGIL per i generatori”.
Grazie anche a Rifondazione Comunista per il ciclostile...salvo poi dire che il partito è vetero, antiquato, non di moda....e farlo fuori a prescindere. :-D
caro Moris, tu dovresti conoscere meglio l'onda. Le tue critiche sono quelle dai parolai che non hanno i coglioni per agire e allora, non facendo parte, non resta altro che criticare.
Comunque mi è piaciuto il tuo testo, anche se il contenuto è proprio una merda vomitata.
stammi bene, caro. bacione
Jota
> caro Moris, tu dovresti
> conoscere meglio l'onda.
Caro Jotinho, questo, proprio, non regge. E lo sai.
tra l'altro che poi l'onda agisca è tutto da vedere....
Leggo solo ora (a distanza di un mese) e mi pare molto realistico; forse più di prima.
Secondo me esageri un po' quando diventi latentemente disfattista. In fondo, abbiamo una forte responsabilità nel lasciare che tutto vada avanti e indietro sul bagnasciuga, sotto le tavole e i piedi dei "capetti dal basso".
Secondo me non dovremmo essere così mesti nel subire la violenza di un linguaggio risibile e sostanzialmente ipocrita.
Se no che lotta è?
Ti saluto
il karaoke l'ahho fatto i tuoi amichetti, quelli con cui esci tu, non chi, con tutti gli errori e le critivche possibili, cerca di impegnarsi in cose forse irrealizzabili ma che comunque creano socialità, evitano di stare davanti alla tv a vedere la merda che dici tu,
Riguardo ai compagni divenuti borghesi,E tu? non vorrai mica dirmi che punti a fare l'operaio?
Crea socialità! Socialità! Che bello! Gli spazi sociali! Il cognitariato!
E poi, e poi, e poi... Soffocati dal proprio sangue.
Posta un commento